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"Il Verdone Mangiasassi."
04/06/04
"Disperazione."
Arrivò l’ora di rientrare a casa.
Prendemmo l’autobus e prima di scendere salutai Simone:” Ciao!Ci vediamo domani a scuola…non mancare!”
“Tranquillo da domani verrò regolarmente!”rispose.
Mentre mi incamminavo verso casa continuai a pensare a lui e al suo quaderno: chissà come sarebbe stato il suo rientro in classe.
Il giorno dopo giunse, alle sei del mattino, una chiamata. Preoccupata mia madre mi svegliò dicendomi di andare al telefono: era la mamma di Lamacara.
“Pronto? Sono la mamma di Simone… so che frequenti mio figlio. Sono molto in ansia per lui…è da ieri sera che non abbiamo sue notizie… speravo che fosse lì da te. Se sai qualcosa ti prego… dimmelo!”
“Signora… ho visto suo figlio ieri mattina… non so che dirle...ci siamo ripromessi di vederci oggi a scuola. Mi sembrava tranquillo… è successo qualcosa?”
“No, non è successo niente… speravo che stesse da qualche suo amico e invece… sono veramente angosciata… dovrò chiamare la Polizia! Scusa se ti ho disturbato…se sai qualcosa avvertici!”
Detto questo chiuse il ricevitore.
Ero ancora mezzo addormentato e solo dopo un pò mi resi conto della gravità del fatto.
I miei genitori mi fecero un sacco di domande e nel frattempo mi frullarono in testa tantissime strane idee sull’accaduto: immaginavo Simone rapito da delle persone, picchiato da un gruppo di ragazzi, investito da un camion, il ritrovamento del suo cadavere… iniziai a provare ansia e angoscia. Non so perché ma provai anche un certo senso di colpa per quanto era successo.
Andai a scuola.
In classe tutti sapevano già dell’accaduto. I genitori di Simone avevano chiamato anche altri compagni tra cui Francesco Raimondi.
Discutemmo del fatto anche coi professori. Risultò probabile che le sue continue assenze scolastiche erano dovute a qualche problema di tipo familiare.
Stefania esclamò:” Poverino Simone! Speriamo che stia bene… nessuno ha mai voluto aiutarlo. Io ho provato più volte a parlarci ma è…molto chiuso, per le sue… Forse ha anche qualche problema di testa!” Tanto aveva la faccia da culo che più che parlare sembrava stesse scoreggiando.
Qualche altro imbecille intervenì in modo poco opportuno. Chissà perchè alcuni avevano deciso di improvvisarsi come grandi amici del compagno scomparso.
La sera chiamai la madre per avere qualche notizia: Simone era introvabile e la preoccupazione della sua famiglia aumentava.
Il giorno seguente non si seppe niente di nuovo.
Durante il pomeriggio i miei genitori mi chiamarono in salotto. Da una stazione televisiva locale stavano dando la notizia della scomparsa del mio amico: il giornalista commentava l’accaduto mentre un’immagine di Simone faceva da sfondo sullo schermo.
Passarono quattro giorni e una mattina, entrando in classe, trovai una piccola folla attorno a… Simone!
I miei compagni molto curiosi lo tempestarono di domande. Lo salutai e mi sedetti al mio posto: in quel momento entrò la professoressa Della Valle.
La docente notò subito la presenza di Simone:” Lamacara!!! Che fine avevi fatto? Come stai?”
“Sto bene professoressa… Ho avuto dei problemi… personali.”
La Della Valle non continuò il discorso, fece l’appello e con aria un po’ indifferente cominciò a spiegare.
Al termine delle lezioni Lamacara si avvicinò alla cattedra.
“Dimmi Simone, cosa c’è?”
“Volevo chiederle se la prossima volta mi può accettare come volontario alle interrogazioni. So che ho fatto molte assenze ed ora vorrei ricuperare…”
La nostra insegnante lo fissò con aria seccata e rispose:” Guarda non so che dirti. Ti sei assentato troppo e hai una pessima media. Trovo molto improbabile che tu possa recuperare nelle mie materie. Vedremo.”
Poco dopo raggiunsi Simone e gli chiesi un po’ di cose.
“Dove cavolo eri finito?”
“Ho litigato coi miei e me ne son voluto andar via di casa.”
“Come mai avete litigato? Dove sei stato tutto il tempo?”
“Non ti posso dire i motivi… comunque sono andato un po’ in giro con l’autobus e ho passato le notti a Is Mortorius: ho preso con me circa duecentomila lire, una coperta e un po’ di provviste.”
Is Mortorius è una località marittima a circa mezzora da Cagliari e dalla città di Quartu Sant’Elena: è un bellissimo posto situato a Est delle due città, sulla strada per Villasimius.
Il luogo è fatto di molti scogli, qualche piccola spiaggia e vi è un’ampia varietà di tipica vegetazione mediterranea. Lì dove vi è una piccola pineta ci sono dei piccoli nuraghi e delle rovine di case e rifugi che risalgono al tempo delle guerre mondiali.
La cazzata più grossa di Simone, a parer mio, fu proprio quella di rifugiarsi in quel posto dato che di notte è, non di rado, frequentato da tossicodipendenti e da gruppi di persone poco raccomandabili.
Lamacara mi spiegò che spese abbastanza in fretta i suoi soldi per comprare alimenti, bevande, fumetti e riviste (il secondo giorno gli erano rimasti pochi spiccioli).
Fu beccato su un autobus dall’autista stesso che, avendolo riconosciuto, lo trattenne e chiamò la polizia. Una volta tornato a casa, la madre molto infuriata gli disse di filare immediatamente in camera: lui andò senza dir niente e con la testa china. Non uscì dalla sua stanza neanche per cenare per paura dei suoi genitori e mangiò alcune rimanenze delle sue provviste.