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"Il Verdone Mangiasassi."
10/06/04
"Realtà scolastica."
Ci sono momenti in cui penso ai tempi del Liceo… anni indimenticabili.
Col passare del tempo sono cresciuto, sono andato avanti e ho lasciato dietro le mie spalle tanti errori, problemi, dispiaceri e sofferenze.
Ho vissuto e provato anche tante bellissime esperienze con amici e persone di cui ormai non ho più notizie: ognuno ha preso la sua strada e di tante gioie della mia passata adolescenza ho solo dei bei ricordi e qualche rimpianto.
A volte penso a come sarebbe andata la mia vita se magari avessi studiato un pò di più o se mi fossi comportato in modo differente in certe situazioni.
Penso a quante volte mi sono fatto sfuggire un amore solo per la paura di dichiararmi ed essere respinto e non saprò mai le risposte a domande che non ho fatto mai.
Non saprò mai come sarebbero andate certe cose se avessi pensato e agito nel modo giusto quando avrei dovuto.
Penso a quegli anni facendo tesoro dei miei sbagli e dei bei momenti… grazie a questi cerco di vivere intensamente il presente e di non aver mai dei rimpianti.
La vita è anche evoluzione di sé stessi: imparare dal passato per vivere al meglio il presente e non aver paura del futuro.
Del Liceo non dimenticherò mai alcuni professori, nel bene o nel male.
Sono convinto ancora oggi che buona parte di questi avrebbe fatto meglio a cambiar mestiere.
Certi insegnanti sedevano sulla cattedra senza aver una minima cognizione dell’importanza del proprio lavoro e mostravano una grave incompetenza.
Ho visto degli studenti con delle buone e potenziali qualità venir bruciati per i motivi più assurdi: a quando il docente non era in grado di spiegare le cose in maniera chiara e corretta; a quando questo portava all’interno dell’aula le sue frustrazioni personali che si riflettevano poi nei suoi atteggiamenti nei confronti della classe; a quando l’insegnante mostrava simpatia per alcuni e antipatia per altri tenendo così dei giudizi poco imparziali; a quando il professore insultava o umiliava qualcuno di fronte a tutti e così via.
Ringrazio di aver avuto anche degli ottimi insegnanti (pochissimi) che mi hanno insegnato a ragionare, a capire e a studiare senza far alcuna forzatura o pressione psicologica: in un certo senso mi hanno salvato.
Di quei tempi mi mancano le risate con i miei compagni, le gite, i bigliettini che ci passavamo tra i banchi e anche i giorni in cui marinavamo la scuola in massa per evitare le interrogazioni e i compiti in classe.
Quasi ogni giorno c’era l’incognita delle interrogazioni: a seconda del professore non si sapeva quando queste potevano capitare e chi avrebbero colpito. Spesso veniva adottato il sistema dei “volontari” e si decideva chi e quando doveva esser interrogato alcuni giorni prima. Sfortunatamente la maggior parte di questi poi non si presentava “casualmente” per motivi di salute oppure ammettevano spudoratamente di non esser preparati e si davano alla fuga. La loro assenza si ripercuoteva sugli altri che immancabilmente venivano “giustiziati” dal professore.
Per quanto riguardava i compiti in classe c’erano diversi modi per affrontarli:
a) studiare e prepararsi al meglio;
b) non entrare a scuola;
c) supplicare all’unisono, tramite la mediazione dei rappresentanti di classe, il rinvio (rarissimo);
d) consegnare il foglio in bianco;
e) copiare.
Ogni studente si rifaceva ad uno o più di questi punti e si aveva così un’elevata varietà di situazioni.
Quando si trattava di copiare bisognava gestire al meglio alcuni fattori. Trovare qualcuno preparato vicino al proprio banco disposto a passare le risposte e le soluzioni era una vera impresa; inoltre bisognava stare attenti a non essere scoperti dal docente.
Gli appunti segreti avevano spesso un ruolo fondamentale e per utilizzarli li si poteva nascondere in un dizionario, metterli dentro la penna o nella calcolatrice, dentro la tasca o nelle maniche della camicia, scriverli sul braccio o sul banco stesso.
Utilizzare questi piccoli espedienti ci faceva sentire un po’ degli agenti segreti o dei prestigiatori: prima che arrivasse il professore era divertente vedere come ognuno sceglieva di arrangiarsi.
Simone aveva la sfortuna di non poter usare dei bigliettini nascosti e non poteva nemmeno copiare dagli altri compagni poiché sedeva tutto solo vicino alla cattedra. In ogni caso quando si trattava di copiare o ricevere degli aiuti erano molto rilevanti le simpatie o le antipatie: quasi mai nessuno si mostrò disponibile nei suoi confronti.