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"Il Verdone Mangiasassi."
12/01/04
"Simone."
Avevo un compagno di classe, in prima liceo, veramente particolare: Lamacara Simone.
Questo ragazzo era moro (capelli neri, occhi castani e carnagione olivastra), alto un metro e sessanta circa e molto grasso.
Avevamo entrambi quattordici anni.
In classe eravamo in trentatrè: già dai primi mesi di scuola si erano formati piccoli gruppetti di amici, si erano create le prime simpatie ma anche le prime antipatie.
Simone aveva legato con pochissimi, sebbene non fosse timido, anzi, cercava di mostrarsi agli occhi dei nuovi compagni simpatico e allegro: il suo aspetto poco curato e trasandato, la sua obesità, nonchè
il fatto che spesso puzzasse di sudore, fecero in modo che dagli altri non fosse visto molto bene.
Soprattutto le ragazze lo evitavano e lo prendendevano in giro, facendo pesanti battute e osservazioni sul suo conto.
Noi stavamo nella sezione G e l'aula in cui passammo il primo anno stava al quarto piano dell'istituto, nell'ala destra.
L'aula era suddivisa in quattro bancate e tre di queste erano composte di quattro banchi, mentre
una ne aveva cinque. Questa bancata si trovava sulla sinistra della cattedra, vicino alle finestre e
di fronte alla lavagna.
Simone sedeva da solo nel primo banco di questa fila.
I primi banchi di ogni fila erano scomodi perchè troppo vicini all'attenzione dei professori.
Quelli in fondo, gli ultimi banchi, erano ritenuti i posti migliori:
io sedevo in fondo nella bancata di Simone e avevo la finestra vicino.
Da lì potevamo chiaccherare, scambiare messaggi, copiare i compiti, guardare fuori,
fare tante altre cose, senza che i professori se ne accorgessero più di tanto.
Dietro di Simone sedevano Stefano Vanni e Francesco Floris, ancora più dietro Giuseppina Loddo e Francesca Dessì: di fronte a me Stefania Mellino e Cristina Figus.
All'ultimo banco sedeva con me Francesco Raimondi.
Questa era la nostra bancata.