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"Il Verdone Mangiasassi."
12/01/04
"Il Primo Giorno."
La scuola iniziò il Lunedì mattina, 19 settembre del 1988.
Liceo Scientifico Giuseppe Brotzu: alle otto e trenta aprì l'ingresso principale un bidello
che fece entrare gli studenti degli anni superiori, dopodichè elencò le sezioni del primo anno annunciando i nomi e l'appartenenza dei "primini".
La sezione G fu l'ultima dell'elenco.
Fui alquanto compiaciuto nel constatare che nella mia classe vi erano molte ragazze.
Simone fu notato subito da molti per l'atteggiamento buffo che aveva.
Salendo le scale mi girarono in testa mille pensieri. Essendo il primo giorno di scuola alle superiori, mi chiesi se avrei fatto amicizie, che tipo di professori avrei avuto, con chi mi sarei seduto al banco e tante altre cose.
Simone mi si avvicinò, sbuffando e con la fronte sudata:"Accidenti! Perchè non mettono un ascensore?... O alla prima ora abbiamo educazione fisica?... Uff!Uff!"
Era il primo piano.
Sorrisi e gli risposi:"Tranquillo, almeno per uscire siamo in discesa!... Come ti chiami?"
Simone:"Umpf! Mi chiamo Simone, piacere!... Ah già,è vero dopo, ufff, siamo in discesa...
non vedo l'ora che suoni la campanella dell'uscita! Uff!"
Salimmo tutte le scale e il mio nuovo compagno fu di poche parole: quando entrammo in aula Simone
sembrava fosse passato sotto la pioggia tanto era bagnato fradicio di sudore.
Sbuffando e ansimando andò subito verso una finestra.
La prima cosa che feci fu di assicurarmi un buon posto e andai subito all'ultimo banco, in fondo, vicino alle finestre dove già si era seduto Francesco Raimondi.
Mi presentai e chiesi se potevo sedermi con lui nel banco. Rispose affermativamente.
Una volta seduto, tutti e due guardammo i nostri nuovi compagni.
Notammo alcune delle ragazze più carine e sorridemmo guardando Simone che si era sistemato da solo nel banco.
Francesco:"Quel ragazzo è veramente... immenso! Per non dire grasso e grosso!
Un'altra persona in quel banco proprio non ci sta!"
Mentre entrava la professoressa dissi:"Beh, in effetti è proprio grasso! Comunque mi sembra simpatico.
Chissà gli altri compagni come sono."
Francesco:"Guarda queste due di fronte a noi! Una è un cesso, ma l'altra...".
Ridemmo, poi le nostre due compagne si presentarono: Stefania (molto carina) e Cristina.
La professoressa Della Valle, insegnante di Italiano, si presentò e cominciò l'appello.
Uno dopo l'altro venimmo nominati tutti; qualcuno guardava, divertito e incuriosito, Simone mentre rispondeva alla chiamata.
La nostra fu una classe numerosa e in essa vi furono ragazzi di più svariate tipologie.
Principalmente, appartenenti alla categoria dei secchioni: Cristina Figus, Giuseppina Loddo e Michele Succa (quest'ultimo venne sempre preso in giro per via del nome e del cognome).
Vi erano le belle della classe, carine e atteggiate: Stefania Logiudice (mora, alta e formosa, indossava spesso minigonne da infarto), Federica Pinna (biondina, occhi verdi, atteggiamento e portamento molto snob) e
Valentina Paggio (ricca di famiglia, mora e vestita sempre alla moda con capi rigorosamente firmati).
Queste tre, note come le "Figone",stavano sempre insieme e spesso venivano corteggiate dai ragazzi degli anni superiori.
Per la categoria dei "Fighi": Alessandro Mala (paninaro convinto, vestiva sempre con abiti di marca, come del resto all'epoca facevano in tanti), Matteo Paglia (atteggiato a guerriero della strada col suo motorino "preparato",sempre in cerca di nuove acrobazie) e Luca Larosa (attaccabrighe, arrogante
e molto maleducato, noto come "il Piccolo Lord").
Tutti gli altri compagni di classe non avevano delle spiccate personalità e particolarità per essere catalogati e identificati in una delle precedenti categorie.
Simone, nel giro di quache settimana, fu identificato come "lo Sfigato della classe".
Simpatico ad alcuni di noi, non piaceva soprattutto alle ragazze ed in particolare alle Figone.
Il primo giorno di scuola (noi dovevamo fare solo tre ore) passò in fretta.
Suonò la campanella.
Mentre uscimmo dall'aula mi avvicinai a lui:"Sei contento che sia finita per oggi? Che ti è sembrato il primo giorno?"
Simone con espressione buffissima:"Mmm... direi niente male! Abbiamo delle compagne mooolto carinee!!!... Ah!Ahah!Ah!"
Mentre parlava arrivammo alla rampa di scale: solo allora ci rendemmo conto della loro ripidità.
In particolare vi era un punto in cui ci si poteva affacciare e vedere il pavimento del piano terra, cosa questa che poteva dare del fastidio a chi soffriva di vertigini.
Iniziai a scendere le scale senza problemi, insieme agli altri compagni di classe: Simone sebbene un pò impacciato iniziò pure lui a scendere, avendo cura di tenersi ben saldo con una mano alla ringhiera.
A un certo punto passò di fianco a lui Stefania Logiudice.
Questa guardò dall'alto in basso Simone, che aveva iniziato a sudare, e gli disse in modo antipatico:
"Ragazzo mio, mi sa tanto che hai bisogno di una bella dieta! Sei proprio ciccione! Ma riesci a scendere le scale? O vuoi che chiami i pompieri? Aah!Ah!Ah!"
Sia io che tutti i presenti rimanemmo spiazzati dal comportamento spietato di Stefania. Mentre lei rideva, Simone, infinitamente imbarazzato, rispose:
"Hai ragione, ma ho iniziato a far dieta da poco e...".Senza farlo finire di parlare la ragazza gli rivolse uno sguardo acido:
"Guarda che non me ne frega un cazzo di te! Non parlarmi, non guardarmi e lavati: puzzi di merda! Fai schifo! Ciccione!"
Simone, umiliato di fronte a tutti dalla bella compagna, non riuscì a dire niente. Guardava per terra.
Lei continuò:"Tocca và a casa e lavati grassone!"
Nessuno disse niente; sicuramente quasi tutti eravamo dispiaciuti per il nostro compagno obeso, ma nessuno di noi intervenì.
La cosa più strana fu il vedere in una ragazza tanto carina come Stefania una tale cattiveria.
Simone trovò il coraggio e disse:"Ma chi ti credi di essere? Come ti permetti di..."In quel momento ebbe un attimo di distrazione, mise male un piede e inciampò su un gradino.
Cercò sostegno sulla spalla di Stefania ma questa schifata dal possibile contatto si scansò.
Il povero Simone cadde, rotolando, per un breve tratto delle scale; la borsa si aprì e quaderni, penne, diario, fumetti, alcuni panini e dei succhi di frutta si sparsero un pò ovunque, anche nei piani inferiori.
Fortunatamente non si fece niente. La caduta attirò l'attenzione degli studenti delle altre classi e di signora Maria, la bidella.
Simone tutto rosso in faccia prese di fretta le sue cose, rassicurò la bidella di stare bene, e andò via velocemente.
Francesco ed io uscimmo dall'edificio e discutemmo, ancora stupiti dall'accaduto.
Fuori vidi Stefania che parlava e rideva con alcuni ragazzi. Di Simone nessuna traccia.