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"Il Verdone Mangiasassi."

12/01/04

"Amici."

Il giorno dopo Simone non venne a scuola. Ritornò Venerdì.

Nel frattempo conoscemmo i nostri vari professori e iniziammo ad avere i primi compiti e i primi capitoli da studiare.

Ebbi un pò più di familiarità con i nuovi compagni di classe.

Tutti eravamo un pò curiosi di vedere Simone, anche chi non aveva assistito direttamente alla scena delle scale e che aveva saputo dell'accaduto in un secondo momento.

Durante la ricreazione Francesco ed io ci avvicinammo a lui:"Ciao Simone, come va? Come mai non sei venuto in questi giorni?"Chiesi dandogli la mano.

"Ho avuto mille cose da fare a casa e non stavo molto bene... Poi mi passate i compiti?"

Mentre parlava prese dallo zaino alcune merendine e dell'aranciata. Parlammo e scherzammo, per alcuni minuti, quando si avvicinò a noi Stefania.

In quel momento mi aspettai qualche scena simile a quella di Lunedì, invece lei lo guardò e disse:

"Simone... Caro, come stai? Mi spiace per Lunedì! Ti sei fatto molto male?... Naturalmente hai capito che stavo scherzando vero?"

Simone rimase imbarazzato e timidamente sorridendo:"Nooo.Non ti preoccupare lo so che scherzavi! Non ci conosciamo neanche!... Non mi son fatto nulla! Ero distratto!EhEh!"

Detto questo Stefania:"Spero che diventeremo amici. Mi sei simpatico, sai? Ciao!"

Il grosso compagno non distolse lo sguardo dal sedere di lei mentre tornava a chiaccherare con le altre. Ogni tanto il loro gruppetto lo fissava e rideva.

Francesco divertito gli disse:"E alloraa!!! Sei un rubacuori! Ti piace Stefania, eh? Stai attento, è furba!Ah!Ah!Ah!"

Il ragazzo sovrappeso, tutto contento, per un pò non fece altro che fissare la compagna di classe.

Passarono i giorni. L'Estate era ormai finita ma faceva ancora caldo.

Durante il mese di Ottobre un pò tutti realizzammo che in effetti Simone spesso puzzava di sudore... e non poco.

In certi giorni l'odore giungeva fino al mio banco, costringendoci a tenere le finestre completamente spalancate. Ogni tanto alcune mie compagne, in particolar modo Giuseppina e Francesca si lamentavano per l'odore di "chiuso" con i professori.

Sapevamo tutti che la puzza proveniva da Simone, anche perchè a volte era impossibile stargli vicino.

Inoltre aveva l'alito molto pesante e quando parlava aveva la pessima abitudine di parlare addosso alle persone, avvicinando la sua bocca a quella degli altri.

Piano piano tutti i compagni cominciarono con l'evitarlo e a prenderlo in giro da dietro le spalle.

Gli unici a tenerlo un pò in considerazione fummo io, Francesco Raimondi, Stefano Vanni e Francesco Floris: tutti gli altri non vollero dargli confidenza.

Stefania fu assolutamente la più cattiva nei suoi confronti: lo ridicolizzava nei modi peggiori, facendogli una brutta pubblicità anche al di fuori della nostra classe.

Dopo un pò di tempo dei ragazzi di altre classi lo presero di mira con battutaccie e scherzi.

La bella serpe, Stefania, non mancò di parlargli ogni tanto in tono falsamente dolce e premuroso, facendogli credere di essere amica sua: a quando sosteneva che stava dimagrendo, a quando gli faceva i complimenti per l'abbigliamento, eccetera.

Di conseguenza Simone reputava all'ipocrita compagna tante belle qualità.

Non servì l'ammonimento mio e di altri a fargli aprire gli occhi.

In modo indiretto cercammo anche di fargli capire che doveva curare un pò di più il suo aspetto e la sua igiene personale ma senza risultati.

All'epoca veniva data, dalla maggior parte dei ragazzi, particolare importanza all'abbigliamento: era in voga la moda dei "paninari" e consisteva nella maniacale tendenza ad indossare esclusivamente abiti firmati.

Simone, oltre ad essere molto trascurato e grasso, vestiva nel modo definito da molti giovani "grezzo"o da "pastore".

Indossava dei pantaloni stile "dopoguerra",color marrone scuro, con delle scuciture negli interno-coscia e dei rattoppamenti laterali: portava delle scarpe bianche da tennis bucate e aveva un maglione giallo canarino con delle margherite cucite sul petto. Oltrettutto aveva macchie d'ogni genere sui suoi vestiti, comprese quelle di sugo di pomodoro.

Tutti i giorni il suo abbigliamento era il medesimo.

In classe mangiava molto: oltre alla merenda che portava da casa, comprava molti dolciumi e panini al piccolo bar della scuola.

Durante le lezioni spesso era distratto e mentre i professori spiegavano, lui pasticciava i quaderni e

i libri, facendo decine e decine di disegnini.

Non era particolarmente portato allo studio: i suoi risultati e i suoi voti erano mediocri in quasi tutte le materie.

Purtroppo in classe non gli andava bene niente sotto tutti i punti di vista.

 

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