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"Il Verdone Mangiasassi."
14/01/04
"La Famiglia."
Quando Lamacara tornò a frequentare le lezioni, qualcosa era cambiato in lui.
Aveva cambiato modo di vestire e sicuramente si era fatto un bel bagno.
Purtroppo si spruzzò addosso troppo profumo, il cui odore, diffuso in tutta l'aula, risultò abbastanza nauseante.
Indossava dei blue jeans, scarponcini neri, una felpa fucsia e una giacca in pelle nera.
I jeans gli stavano troppo stretti. Tutti notarono che i suoi scarponcini erano da donna: avevano la marca "MyLady" messa bene in evidenza e delle cuciture con dei motivi floreali.
La giacca aveva le spalline, varie borchiature e un taglio chiaramente tipico dell'abbigliamento femminile.
La felpa faceva un orrendo contrasto col resto dei suoi vestiti.
La mia conclusione fu che Simone aveva preso, molto probabilmente, quei vestiti dall'armadio della mamma.
Fu convinto di avere assunto un look da vero duro.
Il culmine giunse quando durante la ricreazione prese dallo zaino una mela e tolse dalla tasca un temperino.
Si appoggiò a fianco della porta e, guardando Stefania, cominciò a sbucciare il frutto mangiando alla maniera dei cowboys, mordendo dalla punta del coltellino i vari pezzetti.
Stefano Vanni disse ad alta voce:"Cazzo Lamacara! Puzzi come una bagascia e vesti come un transessuale! Evita almeno di fare il duro e mangia come i Cristiani!"
Simone fece segno di non ascoltare lo sfottìo di Vanni e continuò a fissare Logiudice: finita la mela,
gettò il torsolo dalla finestra.
In quel momento si affacciarono nell'aula i ragazzi del quinto anno ed uno di loro chiese:"E' tornato il grassone?"
Come lo videro entrarono in fretta e furia mentre Simone cercò di scappare tra i banchi.
L'acchiapparono e lo riempirono anche stavolta di botte: prima di andarsene gli rovesciarono sul capo il cestino dei rifiuti.
Nessuno dei presenti si lamentò con i professori o col preside dell'accaduto,
per evitare possibili ripercussioni sulla propria persona all'uscita di scuola.
La violenza che Simone subì non piacque a nessuno.
Nei giorni successivi alcuni dei nostri compagni di classe si mostrarono un pò più gentili con lui e
anche qualcuna delle ragazze gli rivolse la parola.
Le spedizioni a suo danno si ripetererono quasi tutti i giorni.
Un giorno ci fu assegnata una ricerca di Storia e andava svolta da gruppi di tre persone:
il mio gruppo fu composto da Raimondi, Lamacara e me.
Dovevamo ricercare notizie sugli Assiri e sui Babilonesi.
Simone ci propose di svolgere il compito da lui e fu così che vidi per la prima volta casa sua.
Quel pomeriggio Francesco Raimondi ed io dovemmo prendere un autobus: Lamacara viveva fuori dalla città, in aperta campagna.
Scesi all'ultima fermata, seguendo le indicazioni del nostro compagno, facemmo a piedi circa un chilometro e mezzo lungo il tratto di una strada bianca molto fangosa.
Arrivati alla fine di questa giungemmo a un bivio e svoltammo a destra. Dopo duecento metri circa giungemmo all'abitazione di Simone.
La casa era bianca ed aveva un grande giardino: sparsi qua e là vi erano vari rottami, vecchie lavatrici e frigoriferi. Delle galline beccavano del mangime ai piedi di uno dei grossi abeti intorno all'abitazione.
Due cani ci vennero incontro al cancello abbaiando mentre suonavo il campanello.
Da una finestra una signora, la mamma, urlò:"Chi è? Chi c'è lì?"
"Signora, siamo compagni di classe di Simone!"Rispose ad alta voce Francesco."E' in casa?"
La finestra venne chiusa. Dopo qualche istante Simone ci venne ad aprire il cancello.
I cani ci saltarono addosso sporcandoci con le loro zampe piene zeppe di fango.
Egli aprì la porta d'ingresso ed entrando incontrammo la madre.
La salutammo ma lei non rispose, anzi, guardò male il figlio rimproverandolo:"Ricordati sciagurato che dopo devi pulire il pollaio dalla merda!"Non badò a noi e se ne andò.
Appena entrati ci trovammo nel salotto. Mi guardai attorno: era tutto in disordine e sopra il divano vi erano delle posate e dei piatti sporchi. Sul pavimento c'erano buste aperte di patatine fritte e addirittura un pezzo di pizza.
Dentro il camino c'erano dei piatti e altri oggetti di plastica fusi coi vari tronchetti di legna ormai spenta, buccie di banane e altro ancora.
Lamacara non sembrava imbarazzato per le condizioni della sua casa e gentilmente ci chiese di seguirlo
in camera sua.
Nel piccolo corridoio uscì da quello che era il bagno il padre, completamente nudo e bagnato, con un asciugamano in mano.
Rimasi senza parole e con Raimondi ci scambiammo un'occhiata incredula.
L'anziano piccolo uomo, dalla carnagione scura e dai capelli bianchi, quando ci vide urlò:"Simoneee!! Porca troia! Quante volte ti devo dire di non portare gente in casaaa!!! Andate via!"Coprendosi i genitali
iniziò a prendere a calci nel sedere il proprio figlio e poi si chiuse dentro la camera da letto.
Il nostro grasso compagno di classe esclamò imbarazzato:"Non preoccupatevi! Entrate in camera mia, dai!"
"Simone, forse è il caso che facciamo domani la ricerca, magari a casa mia... Non vorremmo disturbare!"Dissi, vedendo l'espressione di disagio sul viso di Francesco che replicò:
"E' vero,sicuramente disturbiamo. Possiamo venire un'altra volta!... Allora siamo d'accordo, la ricerca la facciamo domani a casa sua!"
"Ragazzi, non disturbate affatto! Dai,non fate storie ed entrate in camera mia! Uffaa! Muovetevi!"E così dicendo Lamacara ci fece rimanere, spingendoci energicamente in camera sua.
Pensando ai racconti di Lovecraft avrei definito quella stanza come la "tana del mostro delle profondità oscure".
La "tana" era immersa nell'oscurità (erano le quattro del pomeriggio) e Simone accese una piccola abat-jour, scusandosi per il fatto che la serranda della sua finestra fosse bloccata ormai da due anni.
Per terra vidi calze, mutande e dei vestiti sporchi; inoltre riviste, libri, briciole di pane, bottiglie mezze vuote e altri rifiuti.
La camera era impregnata di un forte puzzo. Mentre calpestai le più svariate cose, vidi Francesco alquanto schifato.
"Sedetevi sul letto, vado a prendere delle sedie."
Come uscì, Raimondi mi disse:"Non ci credo... Ma come cavolo fa a vivere in queste condizioni? Non sopporto più questa puzza, me ne voglio andare!"
In quel momento diedi una pacca sulle coperte del letto e si sollevò una piccola nube di polvere.
"Quanto scommetti che sotto il materasso il nostro CICCIO tiene pure delle riviste porno? Non mi meraviglierei!"Disse Raimondi mentre si avvicinava al letto.
"Cosa fai? Dai lascia stare! Magari ci trovi dei topi morti!"Esclamai, a bassa voce, ridacchiando.
Raimondi sghignazzando sollevò le lenzuola e poi il materasso.
A quella visione attaccammo a ridere a più non posso.Ci stringemmo forte la mano: scoprimmo il tesoro nascosto di Simone.
Sotto il materasso trovammo alcune decine di riviste vietate ai minori; notammo poi che
sul pavimento sottostante alla rete metallica si trovavano numerosi fazzoletti di carta usati ed accartocciati. Beata adolescenza.
Come sentimmo i passi di Lamacara, ci demmo a stento un contegno e facemmo finta di niente per il resto del pomeriggio.
Quella volta non studiammo e non iniziammo la ricerca.
Chiesi a Simone alcune cose sui suoi familiari e venimmo a sapere così che il padre era un orefice di settant'anni in pensione, e la madre un'impiegata quarantacinquenne degli uffici postali.
Aveva inoltre una sorella più grande di pochi anni: Sara.
Quando furono le sette Francesco ed io decidemmo di tornare a casa. Giunti sulla porta d'ingresso incontrammo la sorella. La salutammo e lei in maniera cordiale cordiale si presentò.
La cosa più incredibile fu che questa era, in tutto e per tutto, identica a Simone.
L'unica differenza tra i due fratelli stava nella completa assenza di peluria in lei, i capelli più lunghi ed un seno enorme: per il resto, fisicamente, erano quasi uguali.
Ringraziammo il nostro compagno per l'ospitalità e ce ne andammo via.
Lungo la strada del ritorno Raimondi ed io, reduci da quella strana esperienza, ridemmo più volte.
Non dimenticherò mai quel giorno.
Riuscimmo nei giorni successivi a compiere e a terminare la nostra ricerca: tutti e tre prendemmo un buon voto.
Ogni volta che guardavo Simone, pensavo alla sua casa e alla sua singolare famiglia.
Capii che purtroppo i suoi problemi non si limitavano esclusivamente a quelli di scuola.